Ma il problema ci riguarda molto più da vicino.
La plastica si frammenta in particelle minuscole: microplastiche e nanoplastiche, che possono entrare nell’organismo attraverso quello che mangiamo, beviamo e respiriamo. E alcune sono state rilevate nei tessuti umani.
QUANTA PLASTICA POSSIAMO TROVARE NELL’ACQUA?
Uno studio pubblicato su PNAS ha analizzato campioni di tre marche di acqua in bottiglia, rilevando una media di circa 240.000 particelle di plastica PER LITRO.
Il 90% erano nanoplastiche: particelle ancora più piccole, che i metodi tradizionali faticavano a identificare.
È il risultato dei campioni analizzati, ma basta per capire quanto possa essere invisibile questa esposizione. L’acqua appare limpida. Le particelle ci sono comunque.
E NELLE ARTERIE?
Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha esaminato le placche carotidee di pazienti sottoposti a intervento.
Nei pazienti con microplastiche e nanoplastiche rilevate nelle placche, il rischio nel tempo dell’esito combinato infarto, ictus o morte per qualsiasi causa risultava 4,53 volte maggiore rispetto ai pazienti senza particelle rilevate, anche dopo l’aggiustamento per altri fattori di rischio.
Lo studio osserva un’associazione, senza dimostrare da solo un rapporto di causa ed effetto. Ma il segnale è abbastanza importante da meritarsi la nostra attenzione.
POI C’È IL CERVELLO.
Su Nature Medicine, i ricercatori hanno rilevato microplastiche e nanoplastiche in campioni di tessuto cerebrale umano, con concentrazioni superiori a quelle osservate nel fegato e nei reni.
E i campioni del 2024 presentavano livelli maggiori rispetto a quelli del 2016.
La ricerca sta quindi documentando la presenza di queste particelle proprio negli organi che vorremmo proteggere nel corso degli anni.
COSA FARE CONTRO LE MICROPLASTICHE?
IIl pterostilbene è tra le sostanze che lo studio di Concetta ed altro “Functional Foods and Micro- and Nanoplastics: Advances in Precision Nutritional Medicine for Oral-Gut-Brain Axis Health” pubblicata su Antioxidants (Basel), indica come potenziali strumenti per attenuare i danni da microplastiche e nanoplastiche.
Il meccanismo centrale discusso è l’attivazione di Nrf2, il regolatore delle difese antiossidanti cellulari. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
Nel quadro descritto dagli autori, questa attivazione può contribuire a:
Il messaggio sul pterostilbene è quindi il suo potenziale nel rafforzare le difese cellulari contro il danno da microplastiche.
IL PTEROSTILBENE È ANCHE NELLA FORMULA DI PRO-SIRT & ZOMBI KILLER.
Insieme a fisetina, quercetina, spermidina, EGCG e zinco.
Lo zinco contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo e alla normale funzione del sistema immunitario.
Questa nuova revisione rende ancora più interessante approfondire il pterostilbene. Non è una sperimentazione su PRO-SIRT e non dimostra che il prodotto elimini le microplastiche: ci aiuta a capire perché questo ingrediente sia oggetto di ricerca sulle difese cellulari.
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La plastica nei nostri tessuti è un problema concreto. Conoscere ciò che studia la scienza è il primo passo per smettere di ignorarlo.
Claudio Tozzi
Fonte: Concetta SM, Cinzia L, Giulia Z, Caterina L, Gaetano I, Nicolò M, Angela TS. Functional Foods and Micro- and Nanoplastics: Advances in Precision Nutritional Medicine for Oral-Gut-Brain Axis Health. Antioxidants (Basel). 2026 Jul 30;15(8):951. doi: 10.3390/antiox15080951. PMID: 42650215; PMCID: PMC13509554.